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Kailia
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La città di mwbqKaìlia (greco: mwbgΚαιλια, latino: mwbwCaeliamwca) fu fondata attorno al mwcqVII secolo a.C. dal popolo dei mwcgMessapi, la città fu tra i più importanti centri dell'Italia meridionale, facente parte della mwcwdodecapoli messapica ne fu la capitale militare opponendo strenua resistenza alle ambizioni mwdatalassocratiche di mwdqTaras (Taranto). Corrisponde all'odierna città di mwdgCeglie Messapica.cite-ref-1[1]

Contents

Storia
Note

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Storia

I mwggMessapi (greco: Μεσσάπιοι, Messápioi; latino: mwgwMessapii) erano una tribù mwhaiapigia che nell'antichità classica occupava il territorio corrispondente all'attuale mwhqSalento. Le altre due tribù Iapigie, i mwhgPeucezi e i mwhwDauni, erano stanziate rispettivamente nel centro e nel nord della Puglia. Le tre tribù erano linguisticamente correlate da un comune idioma, il mwiamessapico, ma iniziarono a differire considerevolmente tra di loro sul piano culturale a seguito delle diverse influenze e stratificazioni etniche che si sovrapposero nella regione a partire dal VII secolo a.C. È probabile che già nel 1500 a.C. alcune città del Salento tra cui Ceglie furono fondate dagli esuli Greci fuggiti dall'mwiqEruzione Minoica che nel 1628 a.C. circa distrusse mwigSantorini e mwiwCreta. A dare valore a questa tesi è la lingua messapica che risulta come il prodotto del mwjaGreco Antico misto alla mwjqlingua illirica, tuttavia non avendo modelli come la mwjgstele di Rosetta risulta ardua ma non impossibile l'interpretazione.

Per quanto detto quindi Kailia potrebbe essere stata fondata già nel mwkaXV secolo a.C. costituendo così una delle città più antiche dell'Italia. L'unico dato che rende verosimile questa data di fondazione è la presenza delle mwkqSpecchie che per quanto impiegate dai Messapi per usi militari, sembrano essere state edificate in un'epoca lontana. Difatti le Specchie presentano una tecnica costruttiva anacronistica rispetto alla tecnologia presente nel VII secolo a.C., non vi sono scalini per salire in cima bensì delle rampe (architettura impiegata dai mwkgSumeri nel III millennio a.C.) inoltre la struttura che forma a volte degli strati concentrici altre volte una cupola che risulta assai simile all'architettura dei mwkwThòlos fa pensare ad un'edificazione risalente al 1500 a.C. quando questi monumenti funerari di origine mwlaMicenea iniziarono a diffondersi in alcune zone del Mediterraneo. La tesi più accreditata è che le Specchie (le più antiche) furono costruite come monumento funerario simile a quello che mwlqOmero descrive nell'mwlgIliade in onore di mwlwEttore; per poi essere riutilizzate dai Messapi a scopi militari, questi ultimi che sicuramente imitarono l'architettura di queste tombe per costruire simili torri di avvistamento. Ciò renderebbe assai credibile un'origine di mwmaCeglie Messapica prossima al 1500 a.C.

Le migrazioni degli mwmgIlliri nella vicina costa pugliese ebbero inizio fin dal mwmwVIII sec. a.C., questi si suddivisero in tre diverse tribù: messapi, dauni, peuceti. È probabile che i centri che vennero a fondare fossero già precedentemente interessati dalla presenza di comunità mwnaindigene. Gli mwnqIapigi conducevano esistenze legate all'agricoltura (per i centri dell'entroterra) e al commercio (per i centri costieri), non mostrando particolari mire espansionistiche. Per quanto riguarda i Messapi, solo con la fondazione di mwngTaras si presentò il bisogno di costruire artefatti murari per difendersi. I rapporti con Taras furono caratterizzati da una reciproca influenza culturale, fasi alterne di conflitti e alleanze. La città fu sicuramente importante centro culturale oltre che militare, a dimostrarlo il conio di una moneta riportante da un lato la minerva galeata con la scritta nωn (simboli antichi di Ceglie) e sull'altro una spiga di grano (simbolo della città di mwnwMetaponto). La città aveva una propria zecca oltre che vari templi pagani che erano ambito luogo di pellegrinaggio. Il suolo di Ceglie Messapica ha restituito il più alto numero di iscrizioni messapiche (oltre 30) in parte disperse in collezioni private ed in parte conservate nel locale museo archeologico e in quello di Brindisi. Le iscrizioni furono oggetto di studio di mwoaTheodor Mommsen, di Wilhelm Deecke, mwoqFrancesco Ribezzo e Joshua Whatmough, in particolare una proveniente dal Tempio di Afrodite sul Monte Vicoli che destò l'attenzione dei filologi e glottologi. Dell'antica città si conosce l'area adibita alla mwogNecropoli, ossia la zona Sud-Ovest nonostante nella città emergono varie tombe in prossimità delle mura facendo credere che si rispettasse il mwowPomerio; l'mwpaAcropoli aveva luogo dove ora è Il centro storico medioevale con l'Agorà in prossimità del "Largo Ognisanti" il cui nome fa pensare alla presenza di un antico tempio dedicato al mwpqPantheon messapico, dove ora vi sono la mwpgChiesa Matrice e il mwpwCastello Ducale avevano luogo i Templi. Nella parte a Nord-Est vi era l'abitato, dove ora è presente l'Abbazia di Sant'Anna vi era il Tempio di mwqaLatona mentre dove ora è la Chiesa di San Rocco vi era il Tempio di mwqqApollo.

Origini del nome

Oltre alla testimonianza di mwraStrabone che cita la città, vi sono le tante testimonianze della mwrqnumismatica cegliese, che di fatto attesta la presenza di una zecca nel centro messapico. Monete, quelle cegliesi che riportano su un lato la figura di mwrgMinerva (probabilmente il simbolo della antica città), che viene rappresentata galeata(armata) o laureata (cinta da alloro); sul retro il nome di "KAIΛΙΝΩΝ" o "KYΛΛΙΝΩΝ", altre volte solo con "KA" o più spesso con "nωn/NΩN". Quella numismatica è l'unica testimonianza diretta inerente al nome antico della città. Secondo alcuni storici il nome greco di Ceglie deriverebbe da Kalόs (καλός [-ή] [-όν]/ aggettivo) il cui significato è "bello", secondo ciò il significato del nome della città sarebbe "posto bello". Secondo altri, invece, il nome di mwrwKailia (Καιλια) dall'antica città di mwsaCalidone (in mwsqgreco antico: Καλυδών, mwsgKalydṑn), la patria di mwswDiomede, eroe della mwtamitologia greca, il quale secondo la leggenda, in fuga da mwtqTroia, sarebbe approdato nell'antico mwtgSalento, terra dei mwtwMessapi e che nel suo viaggio nella penisola italiana avrebbe fondato varie città tra cui mwuaVasto (Histonium), mwuqAndria, mwugBrindisi, mwuwBenevento, Argiripa (mwvaArpi) presso l'attuale mwvqFoggia, mwvgSiponto presso l'attuale mwvwManfredonia, Canusio (mwwaCanosa di Puglia), mwwqEquo Tutico (mwwgAriano Irpino), Drione (mwwwSan Severo), Venafrum (mwxaVenafro) e infine Venusìa (mwxqVenosa). Secondo altri ancora l'origine del nome di Ceglie deriverebbe direttamente dagli mwxgIlliri che dalla vicina mwxwAlbania si stanziarono nella Puglia. La parola Ceglie secondo una teoria filologica di mwyaGiovanni Semerano, deriverebbe invece dallo sloveno "Celija", o dallo slavo "Kelija".

Le Mura e le Specchie

La prima cerchia
La città contava 4 cinte murarie (ancora visibili in parte), la cinta più interna che cingeva l'mwdqAcropoli è costruita con blocchi mwdgmegalitici, questo fa pensare che fosse già stata edificata da una civiltà antecedente e poi riadattata dai messapi, risalirebbe al VIII-VII sec. a.C. ed è ancora visibile nei tratti presenti nel Municipio mentre i tratti restanti furono usati come fondamenta per le mura della città Medioevale. I tratti ancora visibili hanno un'altezza che va dai 2 ai 4 metri con un'estensione di 5 ettari. I massi hanno forma irregolare, spesso assumono dimensioni mastodontiche.

La seconda cerchia
La seconda cerchia fu costruita tra il VI-V sec a.C. e fu la risposta alla crescita demografica della città, questa costruzione poderosa è ancora visibile nella parte Nord-Est di Ceglie per un tratto di circa 890 metri, l'altezza varia dai 2 ai 4,5 metri con uno spessore che va da 5 ad 8 metri, con una superficie di 120 ettari. In questa zona soggetta ad un'antropizzazione meno rilevante rispetto al resto della città si conserva la Foggia Vetere, una Specchia detta "Foggia Vetere" o "Convento Vecchio", un antico mwegtratturo che sembra collegarsi con il camminamento detto "I cento scaloni" inoltre sono presenti interessanti zone che andrebbero sottoposte a scavi archeologici. Un tratto di mura di circa 30 metri è interrato al di sotto del manto stradale della Circumvallazione di Via Sant'Aurelia, mentre un altro tratto è esposto sempre in Via Sant'Aurellia nel terreno di proprietà della Chiesa dell'Immacolata.

La terza cerchia
L'edificazione della terza cerchia assieme alla quarta risale al V-VI sec. a.C., coincide con la distruzione della città di Carbinia (mwfgCarovigno) da parte di Taras e con il bisogno di difendersi dagli Spartani tarantini. Le due cerchie hanno un'estensione mastodontica e la loro costruzione richiese vari anni oltre che il fattivo contributo della popolazione che in quel periodo toccò il massimo storico. La terza cerchia aveva una superficie di 5000 ettari ed una distanza massima dalla città di 4 km. I tratti ancora visibili sono quelli presenti nel bosco di Facciasquata, in contrada Galante nei pressi del Campo Sportivo e in contrada Genovese, l'opera ha un'altezza massima di 4,5 metri e uno spessore di 5 metri la cinta era dotata di un mwfwcamminamento e alcune Specchie comunicanti tramite segnali di fumo, di queste rimangono Specchia La Selva, Specchia Galante, Specchia Virgilio e Specchia Montefocaro. La cinta vede diminuire il suo diametro in direzione di Sturnium (Ostuni) e Carbinia, alleate di Ceglie. L'opera era ancora visibile in gran parte all'inizio del 1900, le ditte legate alla costruzione degli edifici attingevano ai robusti massi della cinta per costruire le case, tuttavia la fine coincise con le esigenze del nuovo secolo, dapprima fu distrutta e ridotta a brecciolino e pietrame nel 1918 per gli scavi legati alla costruzione dell'mwgaAcquedotto pugliese, poi per la costruzione delle strade carrozzabili per mwgqOstuni e mwggCisternino, infine nel 1924 per la costruzione delle mwgwferrovie del Sud-Est.

La quarta cerchia
La quarta cinta muraria rimase in parte incompleta nel tratto che volge a Ostuni e Carovigno, mentre fu completata la costruzione al confine con Taranto, le dimensioni sono identiche a quelle della terza cerchia tranne che per la superficie occupata che ammonta a 8000 ettari. La cinta univa tra di loro più mwhwSpecchie che fungevano da torri di avvistamento, quelle ancora visibili sonomwia : Specchia Tarantina, Specchia Facciasquata, Specchia Puledri, Specchia Castelluzzo, Specchia Capece, Specchia Madonna della Grotta, mwiqSpecchia Talene, Specchia Gaetano Oliva, Specchia Pezze di Ferro e Specchia San Paolo quasi interamente distrutta negli anni 50' del Novecento. Da Specchia Tarantina partiva poi una serie di accampamenti e specchie più piccole che culminavano sul Monte Papa Ciro e Monte Trazzonara nell'attuale territorio di mwigMartina Franca, da questi monti è ancora oggi visibile in maniera incredibilmente nitida la città di Taranto. Il tratto ancora conservato parte da Specchia Tarantina (al confine tra Ceglie con mwiwMartina Franca e mwjaVilla Castelli) e culmina alla mwjqSpecchia Talene (al confine tra Ceglie con mwjgFrancavilla Fontana e mwjwSan Michele Salentino) che distano oltre 12 km tra loro, di questi 12 km per più di 5 km sono ancora presenti le mura dette "mwkaParetone".

Le ulteriori difese
Al di fuori della quarta cinta muraria vi sono altre Specchie non collegate tra loro da mura ma che comunicavano con la retroguardia delle mura. Sono un esempio la Specchia Giovannella e Specchia Carlo di Noi nel territorio di mwlaFrancavilla Fontana, La Specchia Cervarolo, Specchia Satia, Specchia Santa Lucia nel territorio di mwlqOstuni, La Specchia Spezzatarallo e la Specchia Montepelusello nel territorio di mwlgMartina Franca mentre sono presenti la Specchia Monte Marcuccio e Specchia San Martino nel territorio di Ceglie. Inoltre nel attuale Masseria San Pietro al confine tra Ceglie e Martina, è presente un mwlwCastelliere che fu riutilizzato in epoca messapica come punto di avvistamento, a confermarlo i ritrovamenti di ceramiche votive Messapiche, esso è noto come "mwmaCastelliere di San Pietro".

Ritrovamenti particolari

cite-ref-2[2]Il rinvenimento in contrada Mesola a Ceglie di una mwnwmetopa rappresenta una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni nell'ambito della mwoascultura ellenistica tarantina. L'attribuzione dei vari frammenti a un unico monumento funerario e la sua collocazione nell'area dell'antica Caelia ne fanno un unicum all'interno della documentazione disponibile sinora. L'attenzione per l'edilizia funeraria caratterizza la produzione artistica tarantina di età tardoclassica ed mwoqellenistica, con una progressiva crescita delle dimensioni e dell'impegno decorativo delle edicole erette sulle tombe delle famiglie appartenenti ai ceti emergenti della città. Questa produzione interessa in maniera molto minore anche altri insediamenti, come mwogEraclea, mwowCanosa, mwpaBrindisi, oltre allo stesso territorio tarantino, indicando con chiarezza che la committenza e le officine di scultori si ubicavano nella stessa mwpqTaranto. Il materiale, però, proveniva certamente dall'esterno e l'area tra Ceglie e mwpgOstuni sembra quella più probabile per la presenza in loco di banchi di pietra sedimentaria biancastra sfruttata per la decorazione architettonica sino all'mwpwOttocento. Non è quindi casuale il rinvenimento in questa zona del grande monumento funerario, l'unico decorato da sculture noto al di fuori di mwqaTaranto, e che segnala ulteriormente un rapporto preferenziale tra l'insediamento di tradizione messapica e la capitale mwqqmagnogreca, dipendente evidentemente anche da un sistema politico stabile. È probabile che in questo contesto sia maturata l'esigenza di adottare una tipologia tipicamente tarantina in un clima di forte omologazione culturale, utilizzando la disponibilità della pietra locale per costruire un mwqgnaiskos su podio, destinato forse anche a un committente indigeno. La mancanza di elementi pertinenti all'ordine architettonico delle colonne non permette di accertare l'uso del mwqwcorinzio tarantino per basi e mwracapitelli, ma è probabile comunque che il monumento possa essere contemporaneo alla prima diffusione di questo sistema decorativo; sulla base delle osservazioni stilistiche, in mancanza di altri elementi contestuali disponibili, si può proporre per il momento una datazione compresa tra la fine del IV e i primi decenni del III secolo a.C., in questo caso molto probabilmente entro il 280 a.C., considerando inoltre che la guerra romano-tarantina svoltasi tra il 282 e il 272 a.C. ha certamente ridisegnato integralmente il sistema dei rapporti e delle influenze nella Puglia centro-meridionale, ridimensionando il ruolo egemone di Taranto nella regione.

Battaglie

Le informazioni riguardanti i messapi, la loro lingua, le guerre e le vicende sono unicamente legate agli storici greci quali mwrwErodoto e mwsaStrabone, mentre in epoca latina personaggi come mwsqPlinio, mwsgVirgilio, mwswEnnio e mwtaLivio Andonico parlano della mwtqMessapia, le deche dell'mwtgAd Urbe Condita di Tito Livio dove erano narrate le vicende del Bellum Sallentinum, ossia la sanguinosa guerra tra Romani e la coalizione di Tarantini, Peuceti e Messapi alleati, sono andate perse. Nel 500 a.C. la città Taras conquista la città di Carbinia (mwtwCarovigno), i tarantini razziano la città e struprano le donne, questo atto fa si che le città di Ceglie e Manduria si dotassero di nuove cinte murarie. Quasi certamente però sappiamo che la famosa battaglia che scosse tutto il mondo antico, quella citata da Erodoto che si svolse nel 473 a.C. tra Tarantini e Messapi si svolse presso le mura di Kailia. La battaglia vide lo schieramento dei messapi confrontarsi contro gli eserciti di mwuaTaras (Taranto) guidato dal tiranno Aristofilide e mwuqRhegion (Reggio Calabria) guidato dal tiranno Micito. Erodoto parla dell'eccidio di oltre 3000 reggini e ancor di più tarantini, mai un esercito di stirpe greca aveva subito una simile sconfitta, i messapi scacciarono i nemici e si diedero all'inseguimento, un gruppo varcò la soglia di Taras ma non attaccò la città, mentre un altro seguì i reggini in fuga sino alle soglie dell'antica mwugGenusia (mwuwGinosa)mwva. Gli eserciti Magno-greci in avvicinamento verso Kailia furono probabilmente avvistati dai messapi posti in guardia sulle mwvqSpecchie che guardano verso Taranto (Facciasquata, Tarantina, Spezzatarallo, Papa Ciro), i Messapi aprirono volutamente dei varchi nel mwvgParetone per attirare i nemici in una trappola, d'altronde la forza degli eserciti della mwvwMagna-Grecia era la Cavalleria che fu certamente ostacolata dai pendii e dall'aspra vegetazione che caratteristici delle Murge nella zona tra mwwaVilla Castelli e mwwqCeglie Messapica. I messapi di Ceglie erano formidabili mwwgfrombolieri (lo testimonia la presenza di una quantità senza eguali di ghiande missili nel territorio) perciò appostatisi tra le selve aprirono il fuoco sui nemici che già erano in balia dell'aspro terreno. Nel 413 a.C. durante la mwwwSeconda guerra del Peloponneso un gruppo di oltre 150 frombolieri guidati dal principe messapo Artas partì dal porto di mwxaBrentesion (mwxqBrindisi) alla volta di mwxgSiracusa per sostenere gli alleati mwxwAteniesi nell'assedio della suddetta città controllata dagli mwyaSpartani, quasi certamente quella selezione di frombolieri proveniva dalla città di Kailia, ad avvalorare la tesi è l'importanza che i frombolieri dovevano rivestire se si pensa che le ghiande missili di mwyqCeglie sono le uniche che riportano su di esse il nome del soldato. Nel 338 a.C. mwygArchidamo III re di Sparta, attaccò la città di mwywManduria nella quale accorsero tutti gli eserciti messapici determinando la sconfitta di Taranto e Sparta che culminò con la morte di Archidamo III proprio sotto le mura della città; i Tarantini umiliati chiamarono così mwzaAlessandro il Molosso, zio di mwzqAlessandro Magno e le sue truppe ma questi non si impegnò in una nuova guerra bensì riuscì ad ottenere una tregua da parte dei Messapi. Nel 281 a.C. il regno dei messapi, combatté al fianco di Taranto e dei 30 mila uomini di mwzgPirro, Taranto fu conquistata nel 272 a.C. mentre i messapi vinsero i Romani, che solo nel 267 a.C. conquisteranno il Salento.

Evidenze archeologiche

Su gran parte della città antica sorge l'attuale centro abitato, difatti si hanno fin dal 1600 notizie di ritrovamenti tombali o di fondamenta di costruzioni, nella parte che ha subito meno il processo di antropizzazione non si è mai tuttavia tenuto un intervento di scavo, lasciando così nel sottosuolo la città antica. Della città antica sono attualmente visibili 18 mw0qSpecchie, varie ceramiche, iscrizioni, monumenti funerari e corredi funebri conservati nel Museo Archeologico locale (MAAC), oltre che i resti di 4 cinte murarie, ruderi di una mw0gPorta Urbica facente parte della seconda cerchia muraria in direzione di mw0wCarovigno, la Foggia Vetere, resti del tempio di Latona sotto l'Abbazia di Sant'Anna.

La conquista

Kailia fu probabilmente conquistata da Taras con l'aiuto dei Peuceti attorno al 310 a.C., la città fu razziata e oltraggiati i templi di Afrodite, Apollo e Latona, i ritrovamenti di ceramiche, monete, armi e iscrizioni difatti seguono gli estremi storici (IV sec.-III sec.a.C.). Con la conquista romana i cittadini di Ceglie si trasferirono in parte a Roma mentre poche famiglie si stabilirono attorno al Tempio di Afrodite sul Monte Vicoli. In base al "Modello Xtent", strumento archeologico che calcola l'espansione e l'influenza territoriale di una civiltà, oltre che ai confronti sulla vastità della cinta muraria si è stabilito che nel periodo aureo Kailia dovesse avere non meno di 35 mila abitanti, i quali a seguito della distruzione subita da Taranto e la conquista romana furono ridotti a poche centinaia. I resti della città furono poi rasi al suolo dalle scorrerie di mw1gGoti e mw1wSaraceni, oltre che da mw2aLongobardi e mw2qBizantini, in particolare la furia di mw2gCostante II, sbarcato a Taranto nel 663 d.C. che razziò e sfregiò i monumenti e templi della città di Ceglie posta sulla sua strada verso il suo obbiettivo, mw2wLucera.

Note

cite-note-11. mw4gGiuseppe Magno e Pietro Magno, mw4wStoria di Ceglie Messapica.
cite-note-22. mw5wAssunta Cocchiaro, Isidoro Conte e Enzo Lippolis, mw6aMessapica Ceglie.

Voci correlate

• mw7aSalento

• mw8qPuglia
• mw8wMessapi